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sabato 10 agosto 2013

Portomarín - Palas de Rei


10 luglio

Il cielo stellato ha accompagnato la mia partenza da Portomarín. Che paura entrare nel bosco da solo senza vedere nulla, senza avere la certezza di aver visto tutte le frecce... meno male che anche una ragazza bulgara, essendo nella mia stessa situazione, si è fermata ad aspettarmi. Abbiamo camminato insieme, più sicuri, finché è arrivata la luce.

Insieme alla luce è arrivata di nuovo la nebbia, che avvolgeva tutto e tutti. Fino alle 11.00 non ha ceduto il posto al sole.

Il percorso di oggi era quasi tutto lungo la strada: saliva fino all'Alto di Ligonde e ridiscendeva fino a Palas de Rei. È stato simpatico, dopo aver incontrato solo pellegrini per chilometri, il passaggio per Ligonde tra galline che chiocciavano in mezzo alla strada, cani assonnati che voltavano la testa quando arrivava qualcuno, anziane contadine con il fazzoletto in testa e il forcone in mano che sistemavano la paglia...

Ho fatto parecchia fatica per la gamba: si è ginfiata subito e ad ogni passo erano dolori. Sono andato piano e zoppicando, soprattutto in discesa. Ogni chilometro sembrava lungo il doppio. Santiago si fa proprio desiderare! "Sin dolor no hay gloria!" dicono da queste parti. Sicuramente questa prova mi sta insegnando tanto sulla vita.

Arrivato a Palas de Rei ho lasciato perdere l'albergue della Xunta, che apriva alle 13.90, e mi sono diretto, 10 metri dopo, all'Albergue Municipal. Era aperto ma era vuoto. Sono stato il primo ad entrare. È un unico stanzone con 60 posti letto, un unico servizio e una sola doccia (premendo il pulsante il getto d'acqua dura 10 secondi: 7 con acqua gelata e 3 con quella calda), i materassi e i cuscini sono strappati e macchiati... non è proprio un albergue a cinque stelle ma per stanotte va più che bene.

ore 18.00
Scopro che sono stato vittima di un furto: mi hanno rubato il paio di calze stese fuori ad asciugare. Calzettine verdi, che avete fatto con me centinaia di chilometri avvolgendo con cura i miei piedi o rimanendo nello zaino, che ho lavato con amore a mano per cinque settimane, che ho liberato molte volte con pazienza da spine, spighe, erba e quant'altro... mi mancherete...

Ho visto Benedetto, che avevo lasciato a Najera. È già arrivato a Santiago, a Finisterre e a Muxia. Oggi é ripartito da Sarria. "Dai, prendi lo zaino, ti aspetto. Domani siamo a Santiago." Che tentazione andare con lui! Ma ho preferito ascoltare quello che mi diceva la gamba e sono rimasto. Mi consolo al pensiero che fra tre giorni (solo!) anche io dovrei arrivare a Santiago!

Per cena: pizza, cerveza... e partita Real Madrid -Inter. 

venerdì 9 agosto 2013

Barbadelo - Portomarín

9 agosto

Sono partito tardi, alle 7.00, con gli amici di Reggio Emilia. Ho percorso abbastanza facilmente i 18 chilometri, che ormai conosco a memoria, fino a Portomarín. A metà strada ho trovato il cippo che segna 100 chilometri a Santiago: ormai siamo proprio vicini! 
La nebbia ci ha accompagnato per tutta la mattinata, andava e veniva, lasciando a tratti scoperto il cielo serenissimo.

Quanta gente c'è ormai sul cammino: non capita più nessun tratto solitario. Ho incontrato 5 scout di Roma, pellegrini di Torino e di Milano... chi è partito da Sarria si riconosce subito: zaino nuovo, scarpe pulite, camminata veloce e tante chiacchiere. È stato comunque bello raccontare e farsi raccontare quello che ci ha portati qui. Motivazioni diverse che portano a modi diversi dia arrivare a Santiago.

Potevo andare avanti insieme agli altri fino a Gonzar (8km), ma ci tenevo particolarmente a fermarmi a Portomarín. È un paese a cui sono molto affezionato. È stata la mia prima tappa in asssoluto sul Cammino (2010), è il luogo in cui l'anno scorso ho dovuto interrompere il pellegrinaggio...  Oggi, avvicinandomi ero contento e, vedendo le casette bianche sul colle, il rio Mino e il ponte, la chiesa, la scalinata che porta in paese, mi sono sentito a casa. 
Portomarín era in festa. Per un pellegrino che arriva, ci puó essere una tentazione più grande del trovare sulla strada lo stand gastronomico? Ci siamo fermati e abbiamo mangiato, o meglio, divorato, cinque piatti di pulpo alla Galiega. Buonissimo! Peccato per il prezzo.

Sono stato il numero 66 ad entrare nell'ostello e, dopo le medicazioni alla gamba, sono andato a fare compere: nuovo tubetto di Voltaren e colla per rimettere insieme il bordone.