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mercoledì 14 agosto 2013

"ad limina Sancti Jacobi"

14 agosto

Quando mi sono svegliato questa mattina, ripensando alla giornata di ieri, così carica di emozioni, mi sembrava di aver vissuto un sogno: l'ultima tappa nella notte, l'arrivo a Santiago, la gioia, vecchi amici...

Siamo arrivati in basilica alle 8.30. Che bello entrare quando ancora non c'era nessuno; poter salire con calma ad abbracciare il santo e scendere nella cripta nel silenzio!

Abbiamo celebrato la messa proprio dietro l'urna d'argento di Santiago. Un momento raccolto di preghiera e di condivisione della fede. 
È stato il momento più significativo del mio arrivo. Ho sostato davanti a san Giacomo, un uomo che ha imparato giorno per giorno ad essere discepolo e apostolo fino a dare la vita. Ho pregato perchè anche io possa seguire Gesù realmente come ha fatto lui. 

Dopo aver salutato don Walter e gli altri sono andato alla messa del pellegrino di mezzogiorno. Quella di essere arrivato a Santiago non è una gioia solo mia ma è da condividere con tutti gli altri pellegrini presenti, conosciuti o sconosciuti.

Questa notte dormiró nell'albergue del Seminario Menor e domani ripartiró a piedi per il Portogallo, seguendo il cammino portoghese al contrario. Mi auguro che i prossimi siano giorni per meditare e riflettere sull'esperienza vissuta... un lento ritorno a casa...

ore 18.00
La cosa più difficile del Cammino? Cercare di togliere i Compeed che si sono attaccati alle calze!

martedì 13 agosto 2013

O Pedrouzo - Santiago de Compostela

13 agosto

Sveglia alle 5.00, colazione veloce e partenza, insieme ai reggiani. Le torce illuminavano il bosco di euclipto. Sembrava camminare lungo la navata centrale di una cattedrale, con i tronchi bianchi come colonne. Bellissimo!

Sono partito carico di entusiasmo pensando di arrivare in fretta ma 20 chilometri sono sempre 20 chilometri. E la fatica, al buio, si sentiva maggiormente. Il cielo era coperto, c'era vento ma non faceva freddo. 
Quando mancavano 12 chilometri sono finiti anche i cippi che indicavano la distanza da Santiago. 

Siamo arrivati al monte de Gozo alle 9.30. Mancava poco, non ci credevo! Con lo sguardo ho cercato inutilmente nella cittá, che si vedeva dall'alto, la sagoma della cattedrale.

"Noi ti lodiamo, Dio
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora."

Con il sorriso sulle labbra è iniziata l'ultima parte della tappa. L'entusuasmo era palpabile. Foto di rito al cartello che segnava l'inizio di Santiago... e ancora avanti. Finalmente le guglie della cattedrale! Ho percorso gli ultimi metri quasi di corsa e mi sono sdraiato, stanco e soddisfatto, in Plaza do Obradorio. Erano le 11.00 ed ero arrivato!
Ho passato l'ora seguente in fila per ritirare la Compostela, da solo, continuado a guardare e riguardare la credenziale piena di timbri, a sorridere, a salutare gli altri pellegrini...

Non ho fatto in tempo ad andare alla messa del pellegrino. Peccato. Non sono riuscito nemmeno a compiere il gesto dell'abbraccio dell'Apostolo: troppa gente. Sono peró sceso davanti all'urna di Santiago per alcuni istanti intensi.

Alle 16.00 ho incontrato don Walter, Marco, Mario e Antonio. Ci siamo raccontati i rispettivi cammini... troppo difficile esprimere a parole quello che abbiamo vissuto! Insieme siamo andati a Bertamitras, a casa di Antonio, a 7 chilometri da Santiago, dove già erano alloggiati don Walter e gli altri. Anche io sono stato ospitato per la serata e la notte. Un'amicizia, nata sul cammino inglese pochi giorni fa, è diventata l'occasione inaspettata e familiare per trovarci tutti quanti sotto lo stesso tetto. Il cammino è anche questo: restare ammirati da una famiglia che apre la propria casa a uno sconosciuto, come ero io.


lunedì 12 agosto 2013

Ribadiso - O Pedrouzo

12 agosto

Tappa breve (20km) e veloce. Non c'è più tempo per fermarsi a guardare il paesaggio e i paesini internedi, troppo uguali a quelli dei giorni scorsi. L'obiettivo, in questa giornata di passaggio, è stato quello di dimezzare la distanza per Santiago... attendendo la giornata di domani. Ho fatto solo due pause veloci e poi, testa bassa, a macinare chilometri. I paesi rimanevano indietro uno dopo l'altro: Arzua, As Barrosas, Preguntono, A Peroxa, Tabena Vella, Calzada, Calle, Boavista, Salceda, O Xen, Ras, Rabina, O Empalme, Santa Irene, A Rúa e, finalmente, O Pedrouzo. Il cielo coperto mi ha tenuto compagnia insieme alla meta, presente in ogni momento nei miei pensieri. 

Ormai in pochi riescono a camminare bene: tendiniti, problemi alle ginocchia, vesciche... eppure si nota in tutti la trepidante e gioiosa attesa dell'arrivo.

Quando sono giunto a O Pedrouzo non era ancora mezzogiorno, ma davanti al rifugio (che ospita 120 persone) c'erano già un centinaio di zaini. L'attesa è stata massacrante: prima che aprisse l'albergue seduto sul ciglio della N-547; poi in piedi, con lo zaino in spalla e le scarpe in mano, mentre la coda si accorciava, sperando di poter entrare. Sono stato il numero 112. Al pelo!

Ho trascorso il pomeriggio dedicato alla preparandomi. Sono vicino a Lavacolla, dove gli antichi pellegrini si purificavano, lavandosi nel fiume, per presentarsi degnamente davanti alla tomba dell'apostolo. Qui a Pedrouzo mi sono confessato e ho partecipato alla messa in italiano con un gruppo di Milano e i pellegrini incontrati in questi ultimi giorni. Che bello, dopo più di un mese, ascoltare una messa in italiano! Al termine della celebrazione la benedizione del pellegrino, l'ultima. 

Più passa il tempo più l'adrenalina sale e comincia a sentirsi aria di festa!
Domani sveglia alle 5.00 per poter partecipare alla messa di mezzogiorno in Cattedrale a Santiago. 
Stiamo arrivando! 
Ultreya!

Palas de Rei - Ribadiso



11 agosto

"Deja que el corazon lleve cuando las piernas no puedan." Effettivamente Santiago attira i passi, il cuore e i pensieri. Sono vicinissimo: 40 km. Dopodomani sono alla meta. E rendersene conto, dopo più di un mese dalla partenza, è un turbinio di emozioni. Il desiderio di arrivare; la consapevolezza che fra due giorni non saró più sul cammino con quelle consuetudini, quei ritmi, quegli incontri ormai tanto familiari; il pensiero al dopo; il ricordo di quello che è stato...

Nell'ostello questa notte eravamo solo in cinque. Sono stato il primo a svegliarmi e, di conseguenza, ho svegliato tutti gli altri. 
Oggi il sole già alle 9.30 faceva capolino tra la nebbia. Ho camminato piacevolmente e con faliciltá per i primi 15 chilometri, fino a Melide, in mezzo ai profumati boschi di eucalipto. Camminando su sentieri larghi, circondati da alberi altissimi, noi pellegrini sembravamo minuscoli e insignificanti. 
Pensavo di passare Melide velocemente, invece mi sono fermato in un bar, ho resistito ai richiami delle pulperie, sono passato in chiesa, ho attraversato il mercato... alla fine mi sono immerso di nuovo nei boschi tra le colline della Galizia.

La ripartenza da Melide è stata impegnativa: la gamba si era gonfiata e faceva male. Sono andato avanti per altri 10 chilometri, lentamente e zoppicando. Ho gustato il passaggio per i paesini ben curati come quello di Boente, ho sudato salendo sotto il sole fino a Castaneda e ho sofferto scendendo l'ultima discesa su asfalto prima di Ribadiso. Ognuno si ingegnava come poteva per sopportare il caldo: chi si fermava all'ombra di ogni albero, chi camminava con l'ombrello aperto...
Era impressionante sentire i ciclisti che oggi avrebbero fatto tappa a Santiago.

Ero convinto di non riuscire a trovare posto a Ribadiso. Sono arrivato alle 13.30. Volevo mettere i piedi nell'acqua frasca del fiume ma credevo di dover ripartire per Arzúa (altri 3km). Invece l'albergue non era ancora completo.

Sono stato fortunato: quello in cui mi trovo è un ostello in cui non sono mai stato, e quindi non abitato dai ricordi del cammini passati. A pochi chilometri da Santiago preferisco concentrarmi sul prllegrinaggio che sto vivendo.
Inoltre la guida definiva questo luogo "uno dei più belli di tutto il Cammino". Infatti il rifugio è situato in un gruppo di case in pietra che risalgono al XV secolo, con il fiume che scorre accanto. Che sollievo poter immergere la gamba nell'acqua fredda del rio!

sabato 10 agosto 2013

Portomarín - Palas de Rei


10 luglio

Il cielo stellato ha accompagnato la mia partenza da Portomarín. Che paura entrare nel bosco da solo senza vedere nulla, senza avere la certezza di aver visto tutte le frecce... meno male che anche una ragazza bulgara, essendo nella mia stessa situazione, si è fermata ad aspettarmi. Abbiamo camminato insieme, più sicuri, finché è arrivata la luce.

Insieme alla luce è arrivata di nuovo la nebbia, che avvolgeva tutto e tutti. Fino alle 11.00 non ha ceduto il posto al sole.

Il percorso di oggi era quasi tutto lungo la strada: saliva fino all'Alto di Ligonde e ridiscendeva fino a Palas de Rei. È stato simpatico, dopo aver incontrato solo pellegrini per chilometri, il passaggio per Ligonde tra galline che chiocciavano in mezzo alla strada, cani assonnati che voltavano la testa quando arrivava qualcuno, anziane contadine con il fazzoletto in testa e il forcone in mano che sistemavano la paglia...

Ho fatto parecchia fatica per la gamba: si è ginfiata subito e ad ogni passo erano dolori. Sono andato piano e zoppicando, soprattutto in discesa. Ogni chilometro sembrava lungo il doppio. Santiago si fa proprio desiderare! "Sin dolor no hay gloria!" dicono da queste parti. Sicuramente questa prova mi sta insegnando tanto sulla vita.

Arrivato a Palas de Rei ho lasciato perdere l'albergue della Xunta, che apriva alle 13.90, e mi sono diretto, 10 metri dopo, all'Albergue Municipal. Era aperto ma era vuoto. Sono stato il primo ad entrare. È un unico stanzone con 60 posti letto, un unico servizio e una sola doccia (premendo il pulsante il getto d'acqua dura 10 secondi: 7 con acqua gelata e 3 con quella calda), i materassi e i cuscini sono strappati e macchiati... non è proprio un albergue a cinque stelle ma per stanotte va più che bene.

ore 18.00
Scopro che sono stato vittima di un furto: mi hanno rubato il paio di calze stese fuori ad asciugare. Calzettine verdi, che avete fatto con me centinaia di chilometri avvolgendo con cura i miei piedi o rimanendo nello zaino, che ho lavato con amore a mano per cinque settimane, che ho liberato molte volte con pazienza da spine, spighe, erba e quant'altro... mi mancherete...

Ho visto Benedetto, che avevo lasciato a Najera. È già arrivato a Santiago, a Finisterre e a Muxia. Oggi é ripartito da Sarria. "Dai, prendi lo zaino, ti aspetto. Domani siamo a Santiago." Che tentazione andare con lui! Ma ho preferito ascoltare quello che mi diceva la gamba e sono rimasto. Mi consolo al pensiero che fra tre giorni (solo!) anche io dovrei arrivare a Santiago!

Per cena: pizza, cerveza... e partita Real Madrid -Inter. 

venerdì 9 agosto 2013

Barbadelo - Portomarín

9 agosto

Sono partito tardi, alle 7.00, con gli amici di Reggio Emilia. Ho percorso abbastanza facilmente i 18 chilometri, che ormai conosco a memoria, fino a Portomarín. A metà strada ho trovato il cippo che segna 100 chilometri a Santiago: ormai siamo proprio vicini! 
La nebbia ci ha accompagnato per tutta la mattinata, andava e veniva, lasciando a tratti scoperto il cielo serenissimo.

Quanta gente c'è ormai sul cammino: non capita più nessun tratto solitario. Ho incontrato 5 scout di Roma, pellegrini di Torino e di Milano... chi è partito da Sarria si riconosce subito: zaino nuovo, scarpe pulite, camminata veloce e tante chiacchiere. È stato comunque bello raccontare e farsi raccontare quello che ci ha portati qui. Motivazioni diverse che portano a modi diversi dia arrivare a Santiago.

Potevo andare avanti insieme agli altri fino a Gonzar (8km), ma ci tenevo particolarmente a fermarmi a Portomarín. È un paese a cui sono molto affezionato. È stata la mia prima tappa in asssoluto sul Cammino (2010), è il luogo in cui l'anno scorso ho dovuto interrompere il pellegrinaggio...  Oggi, avvicinandomi ero contento e, vedendo le casette bianche sul colle, il rio Mino e il ponte, la chiesa, la scalinata che porta in paese, mi sono sentito a casa. 
Portomarín era in festa. Per un pellegrino che arriva, ci puó essere una tentazione più grande del trovare sulla strada lo stand gastronomico? Ci siamo fermati e abbiamo mangiato, o meglio, divorato, cinque piatti di pulpo alla Galiega. Buonissimo! Peccato per il prezzo.

Sono stato il numero 66 ad entrare nell'ostello e, dopo le medicazioni alla gamba, sono andato a fare compere: nuovo tubetto di Voltaren e colla per rimettere insieme il bordone. 



giovedì 8 agosto 2013

Samos - Barbadelo


8 luglio

... e invece il cielo ci ha regalato altra acqua. In poco tempo è finita anche tutta poesia di camminare sotto la pioggia. Avevo le mani, le gambe, i piedi e la faccia freddi e bagnati; sotto il k-way si moriva di caldo; sui polpastrelli sono comparse quelle pieghe di chi rimane troppo in acqua; non mi potevo fermare neppure per bere dalla borraccia per evitare di dover aprire lo zaino e bagnarne il contenuto; le cinghie si allentavano in fretta. Ciascuno camminava per conto proprio avvolto in sacchi di plastica e immerso nei propri pensieri. 
Così con molta pazienza ho percorso i chilometri solitari fino a Sarria. La strada era come quella di ieri ed era più lunga di quanto avessi creduto. 
A Sarria ha smesso di piovere. Sono passato dal centri infirmazioni a prendere gli opuscoli del cammino per Finisterre: non si sa mai.

La ripresa dopo la pausa è stata impegnativa per la mia gamba. Il massaggio che ieri sera mi ha fatto l'hospitalero di Samos e l'antinfiammatorio ormai avevano finito i loro benefici effetti. Ho impiegato 10 minuti buoni per fare la discesa scivolosa dietro al cimitero. Da freschi si fa saltando su una gamba sola! Gli ultimi chilometri fino a Barbadelo erano intasati di gente. Ho trovato posto nell'Albergue della Xunta: 107 km a Santiago. 

Il rifugio é piccolissimo: 18 posti letto ammassati in due camerette. Ho conosciuto un gruppo di giovani di Reggio Emilia e, esattamente dopo un mese dalla partenza, ho ritrovato Ilaria. Alla fine lei è partita da Lourdes a piedi! Mi ha raccontato come ha vussuto il cammino fin'ora e l'importanza che ha avuto per lei la parte in Francia. 
Forse io non ne avevo bisogno, chissà.

Nel pomeriggio il tempo è cambiato, è uscito il sole e fa caldo.

In questi giorni sto cercando di raccogliere e riordinare quello che il pellegrinaggio mi ha dato fino ad ora.

mercoledì 7 agosto 2013

Tricastela - Samos


7 agosto

Altri 10 chilometri ed eccomi a Samos, di fronte a uno dei monasteri più antichi d'Europa (VI sec). 
Uscendo da Tricastela ho preso la variante alla strada storica per Sarria, allungando il percorso di 6,5 chilometri per passare da qui... e ne valeva davvero la pena.
Il cielo prometteva acqua fin da ieri e, infatti, questa mattina, a poche centinaia di metri dalla partenza, ha iniziato a piovere. Dà un particolare senso di libertà camminare sotto l'acqua senza la preoccupazione di non bagnarsi! 
Il sentiero scelto si insinuava, su e giù per i colli, nei fitti boschi di querce e di castagni: luoghi solitari e selvaggi anche quando si incontravano i fatiscenti paesini della zona. Il rumore della pioggia, i versi degli animali in lontananza, cimiteri ed edifici abbandonati, alberi contorti che oscuravano il sentiero... avevo l'impressione di essere dentro un film horror degli anni '70 con Vincent Price. Particolarmente inquietanti, in un villaggio disabitato, due pellegrini in mantella che cantavano e suonavano sotto la pioggia. 
Almeno, percorrendo questo itinerario, ho ritrovato un po' di solitudine, dopo giorni troppo affollati di turisti. 

La tendinite oggi è sopportabile. Non mi è passata ma ormai ci ho fatto l'abitudine. Posso pensare ad altre cose!

Sono alloggiato nel monastero, nella parte adibita ad albergue: un'unica camerata con 70 letti a castello. Meno male che soni riuscito a fare la doccia per primo perchè l'acqua calda è finita quasi subito. 

Il monastero di Samos mi ha fatto riflettere tanto: la sua storia, che traspare dai muri; il suo isolamento e la sua austerità. Un luogo in cui tanti monaci si sono ritirati per cercare Dio e che ancora oggi ospita una piccola comunità di benedettini. 
Mi ha fatto bene vedere nella stessa chiesa, monaci e pellegrini pregare insieme al termine della giornata. In fondo, in modi diversi, stiamo facendo la stessa cosa.

Ore 21.00 Finalmente è uscito il sole! Fa freddissimo ma domani dovrebbe essere una giornata calda. Speriamo. Domani devo per forza fare il bucato altrimenti non ho più nulla da mettermi. Sarebbe il caso di lavare anche l'unica felpa che ho e che tengo indosso da tre giorni ininterrottamente. 


martedì 6 agosto 2013

Fonfría - Tricastela


6 agosto

Due ore e mezzo per arrivare a Tricastela: 9 chilometri in discesa da 1300 a 665 metri di altezza. 
Quella di oggi è una giornata nebbiosa, autunnale, che ha regalato nuovi paesaggi e nuove sensazioni. A Fonfría eravamo immersi nelle nubi: oltre al sentiero e alle case attorno non si vedeva nulla. Più avanti, dall'alto, guardando la valle di Tricastela, sembrava di vedere un lago ribollente di vapore, dal quale emergevano qua e là isolotti scuri, che non erano altro che le cime delle colline della Galizia. Ancora, è stato affascinante e misterioso passare per i piccoli e vecchi villaggi in pietra di Filloval e di As Pasantes, in mezzo ai boschi, con i contorni sbiaditi dalla foschia e i rumori ovattai della natura.

Il dolore alla gamba mi ha fatto camminare male. Quando sono arrivato al rifugio sentivo di aver sforzato troppo il ginocchio, le anche, i piedi... meno male che la tappa era breve, altrimenti chissà che dolori! La tendinite non sembra migliorare, anzi. Ho fatto un giro al Centro de Salud perché la zona malata era tutta gonfia. Niente di nuovo nella cura: 3 ibuprofeno al giorno, 3 volte al giorno la pomata e 2 ore di ghiaccio al termine dello sforzo.

Sono arrivato alle 9.30, l'albergue apriva alle 13.00. Lunghe ore di attesa, lunga coda di zaini. Ho conosciuto nuova gente. 

In una pagina della Bibbia, Giacobbe si trova, da solo, a lottare con Dio e non si arrende nemmeno quando riceve un colpo basso. L'articolazione del femore rimane slogata ma il patriarca non lascia andare Dio finchè non ne riceve la benedizione. 
In questo pellegrinaggio volevo cercare Dio ed ero disposto a tutto pur di trovarlo. Sapevo che l'incontro con Lui avrebbe lasciato un segno. E la tendinite, che in questi giorni sta accompagnando i miei passi, racconta quello che sta accadendo dentro. 

ore 22.00
Questo pomeriggio in Chiesa ho participato alla Messa del pellegrino. Con la sua riflessione (stampata e tradotta in tutte le lingue), il parroco ha facilitato la rilettura dell'esperienza del cammino dando chiavi di lettura e suggerimenti interessanti. In modo particolare mi ha aiutato a interpretare e a comprendere un po' di piú la fatica che sto vivendo in questi ultimi giorni.

lunedì 5 agosto 2013

O Cebreiro - Fonfría


5 agosto

Ho pensato di dividere in tre giorni la tappa prevista per oggi: O Cebreiro - Fonfría (12,5km); Fonfría - Tricastela (8,5km) e Tricastela - Samos (10km). In questo modo posso far riposare la gamba e spezzare la discesa in Galizia.

Stanotte ho dormito pochissimo: fino a mezzanotte c'era chi preparava lo zaino e parlava ad alta voce; verso le 4.30 si sono svegliati i primi, facendo il solito baccano. Alle 5.30 sono partiti i miei amici spagnoli e sono passati a salutarmi. 
Io ho fatto con calma. Sulla guida c'era scritto di non perdersi, se possibile, l'alba del Cebreiro e non volevo farlo. Alle 7.00 sono uscito dal rifugio in attesa... ma faceva troppo freddo e sono partito quando le nuvole cominciavano appena a diventare rosa. Comunque il panorama era spettacolare sia dalla parte del Bierzo sia da quella della Galizia. E anche il paese, in cui mi trovavo, che si illuminava poco a poco, era uno spettacolo che meritava di essere visto.

Fino all'Alto do Poio (9km) il sentiero continuava a salire e a scendere, rimanendo in quota 1300 m. Il tempo non era dei migliori: faceva fresco e il cielo era coperto. La mia gamba ha fatto fatica solo all'inizio. 
Dopo aver fatto colazione, gli ultimi chilometri sono stati un inferno. La strada scendeva e ad ogni passo sentivo male. Andavo piano e zoppicavo.
Mi auguro di riuscire ad arrivare a Santiago, anche se sono molto preoccupato. Ho paura di non farcela e di essere costretto ad arrivarci in pullman. Un'altra volta. Spero che questi tre giorni di "riposo" mi facciano bene.

Ho preso posto nell'albergue A Reboleira, privato. Ho messo il ghiaccio, ho pranzato, ho preso la pastiglia e ho spalmato la pomata sulla zona dolorante. E ora: riposo e meditazione. Inizieró a tirare le somme di questo pellegrinaggio dopo le prime quattro settimane. 

ore 20.30
È finita la cena comunitaria molto buona e abbondante. Eravamo in 14 e, dopo sei bottiglie di vino rosso, ho ascoltato un po' di gossip del cammino. Incredibile ma vero, capivo anche quello che diceva la danese. 




Pereje - O Cebreiro


4 agosto

Ho camminato piano e sono rimasto indietro quasi subito. La tappa era breve (23km) ma nettamente divisa in due.

Nella prima parte ho percorso la statale N-VI, sull'asfalto, lungo la valle che porta al Cebreiro. Il cielo era sereno ma si gelava. C'era vento e ora che il sole è spuntato da dietro le montagne erano già le 9.30. Il paesaggio comprendeva i fianchi aspri dei monti, i piloni dei viadotti, le aree di sosta e i paesini piccoli e fuori dal mondo. Piano piano il panorama si è ammorbidito e mi sono trovato in villaggi di montagna carini e ben curati. 

La seconda parte è stata la scalata del Cebreiro lungo un sentiero ripido immerso nel verde. La salita è stata impegnativa ma per la mia gamba sono state più difficili le piccole discese, che ho incontrato. Il sole era alto e faceva caldo. La visuale che si apriva sulle vallate e sui monti dolci e alberati era mozzafiato. 
A pochi chilometri da O Cebreiro sono iniziati i cippi, che per 152,5 chilometri, ogni 500 metri, indicano al pellegrino quanto manca a Santiago. Di li a poco un altro cippo segnava il mio ingresso in Galizia.

Non ha prezzo arrivare, arrancando e sudando, a La Faba (19km) ed essere accolto da persone che mi chiamavano per nome: "Luca, que tal?" e arrivare a destinazione tra gli applausi dei miei amici. Ha fatto ancora più piacere dopo aver incontrato, lungo il cammino e alla meta, un sacco di gente che aveva poco del pellegrino. 

Sto diventando insofferente verso tutti quelli che camminano senza zaino, che sono in gruppi numerosi, che arrivano alla meta in pullman o non hanno fatto tutti i chilometri che ho fatto io... e sono sempre di più. Negli albergue di solito c'è un cartello con scritto "El turista pretende, el peregrino agradece". Un vero pellegrino è paziente, non giudica e non pretende nemmeno di avere un posto nel rifugio. Anche oggi mi è andata bene ma penso che questa sia una lezione che devo ancora imparare.

Il paese in cima al Cebreiro, a 1300 metri di altezza, è costuito in pietra. La Chiesa di Santa Maria, dell'XI secolo, è molto intima. Sono stato a pregare e a messa. Sulla tomba di don Elia Valina, promotore della rinascita moderna del Cammino di Santiago, ho reso grazie per tutte quelle persone, che con la loro opera e la loro generosità, nel tempo, hanno reso possibile questo mio pellegrinaggio.

Questa sera ho cenato con gli amici spagnoli. Domani li lascio. La mia tendinite chiede più cura e meno chilometri.

domenica 4 agosto 2013

Ponferrada - Pereje


3 agosto

Ieri sera alle 22.00 arrivava ancora gente. L'albergue aveva 174 posti letto. Dopo averli occupati tutti, hanno iniziato a occupare la biblioteca. Gli ultimi hanno dormito fuori, all'aperto. È incredibile la quantità di pellegrini che comincia ad essere presente sul cammino. Con gli amici spagnoli ho studiato il piano per i prossimi giorni: non fermarsi a Villafranca del Bierzo, proseguire per altri 5 chilometri fino a Pereje (60 posti), così da partire avvantaggiati domenica per la tappa obbligata a O Cebreiro (104 posti). Acqua in bocca con gli altri che ci chiedevano: "Dove vi fermate domani?" "Villafranca", rispondevamo.

Questa notte eravamo in camera in quattro: Asier, io, un padre e un figlio di Madrid. Ieri sera ci siamo messi d'accordo per la sveglia alle 5.45 ma questa mattina, alle 5.00, gli altri due hanno iniziato a preparare gli zaini. Impossibile continuare a dormire. Alle 6.00 Asier e io eravamo già pronti per partire.

Alla partenza, con Asier, mi sono sono perso anche oggi, per le strade di Ponferrada: non si vedevano frecce gialle, abbiamo chiesto ad alcuni ragazzi che tornavano dalla discoteca, abbiamo chiesto alla Guardia Civil, un automobilista ci ha indicato un'altra via ancora... alla fine, per le 7.00 ci siamo trovati fuori dalla città, incredibilmente nella direzione giusta.
A Fuentes Nuevas (7km) ci siamo ritrovati con gli altri per la colazione. 

Abbiamo attraversato tutto il Bierzo, la vallata tra i monti di León e il massiccio Galaico, con un paesaggio veramente unico, tra vigneti e alberi da frutto, passando per i paesini, su e giù per le colline. 
Un po' tutti si sono accorti di non aver superato i monti di León completamente illesi. Ad ogni piccolo mutamento di pendenza o ad ogni ripartenza dopo una pausa si sentivano i lamenti di tutto il mondo. 
Anche io ho cominciato a sentire i primi dolori seri verso mezzogiorno, dopo la sosta a Villafranca del Bierzo (22,5km). Ho fatto fatica a percorrere gli ultimi 5 chilometri che mi portavano a Pereje sulla statale N-VI. Proprio come l'anno scorso. L'altra volta era il ginocchio sinistro, oggi la gamba destra. 

Al rifugio, dopo aver fatto la doccia e il bucato, è arrivata, la croce rossa, per portarmi al Centro de Salud di Villafranca del Bierzo. Mi ha accompagnato Asier e i medici hanno diagnosticato una tendinite. Niente di grave. Nel nostro gruppo di sette persone, ora siamo in tre ad avere lo stesso malanno. E non sono nemmeno quello messo peggio. La cosa più bella che ho sperimentato è stato che i miei nuovi compagni di viaggio (li conosco da poche ore e facciamo fatica a capirci) si sono presi cura di me in modo semplice, discreto ma reale. 

Quando sono rientrato in albergue abbiamo pranzato: Pedro ha preparato la paella, innaffiata dal buon vino del Bierzo, e abbiamo concluso al bar con un chupito di pacharan.






venerdì 2 agosto 2013

Foncebadón - Ponferrada

2 agosto

La parte più emozionante della tappa di oggi è stato l'arrivo alla Cruz de Hierro. Sono salito al buio, nel silenzio piú assoluto. Attorno a me le scure sagome dei monti, che piano piano si schiarivano. Il cielo era stellato e ho visto anche una stella cadente. Il vento fischiava nelle orecchie. Dopo un paio di chilometri è comparsa la montagna di pietre e la croce nel mezzo. Si distinguevano le sagome di pellegrini in ginocchio o appoggiati al palo di legno. Anche io sono salito. 
Si dice che i pellegrini, deponendo in questo luogo una pietra, che hanno portato lungo il Cammino, lascino ai piedi della croce la loro vecchia vita per iniziarne una nuova, nata dalle fatiche e dalle esperienze del cammino. Oggi è rimasta lì anche la mia pietra.

Ci sono momenti, lungo la giornata, in cui si avverte in modo particolare la fatica: ci si concentra sui dolori e sembra di non potercela fare. Il tratto dalla Cruz de Hierro a El Acebo (11km) è stato uno di questi. La discesa alla fine non è stata così terribile come pensavamo tutti. Certo, ci sono stati alcuni pezzi sull'asfalto e sul sentiero che avevano una pendenza notevole ma ho sofferto maggiormente per il peso dello zaino. 
A El Acebo ho fatto un'abbondante colazione e sono ripartito molto più leggero. Anche se il sentero era pieno di sassi su cui scivolavo e inciampavo, sarei andato avanti all'infinito. Così ho attraversato, alternando il sentiero alla strada, Riego de Amrós (15km),  Molinaseca (21km), Campo (25km).

Ora sono a Ponferrada (27km), nell'unico albergue, immenso. Per poter entrare ho dovuto fare un'ora di coda in piedi sotto il sole: la parte più massacrante della giornata.



Astorga - Foncebadón


1 agosto

Ieri sera, in chiesa, i redentoristi hanno proposto una preghiera e la benedizione dei pellegrini. Abbiamo compiuto gesti semplici ma intensi, meditando sull'icona dei discepoli di Emmaus. Anche accanto a ciascuno di noi cammina almeno un compagno di viaggio e Gesù Risorto.

Oggi, uscito dall'albergue, mi sono fermato a fare colazione, mi sono perso per la città e alle 7.00 non ero ancora uscito da Astorga. Finalmente ho preso la strada giusta e in breve mi sono ritrovato, perso tra i miei pensieri, circondato dai verdi monti di León. Ho attraversato Murias de Rechivaldo, S. Catalina de Somoza ed El Ganso, paesini minuscoli e caratteristici. 
La salita fino a Rabanal del Camino è stata meno impegnativa del previsto, anche sotto il sole. Quando sono arrivato a Rabanal (20km e 1150 m di altezza) mi sembrava di essere tornato indietro nel tempo: tutte le case sono in pietra e si affacciano sull'unica stada lasticata, all'ingresso del paese uno stereo trasmette musica medievale, il monastero è al centro del villaggio...
Dopo la sosta ho ripreso la salita fino a Foncebadón: 5 chilometri duri per giungere a 1439 metri. Sono arrivato distrutto: i muscoli delle gambe, abituati da settimane a camminare in piano, protestavano; il sole era caldissimo e, più si saliva, più il vento diventava freddo.

Sono nel punto più alto del Cammino, in un paese con una grande tradizione di ospitalità ma abbandonato negli anni '60 e diroccato. I pochi servizi per i pellegrini hanno al massimo una decina d'anni. È un luogo molto affascinante che parla della storia del Cammino, della solitudine, della lotta tra uomo e la natura...

L'albergue parrocchiale in cui mi trovo è piccolo (18 posti letto più il pavimento della vicina chiesa), essenziale (fin troppo) e molto accogliente. Angel, l'hospitalero, ci ha accolto con gioia stringendoci in un abbraccio e ha fatto di tutto per rendere speciale la nostra permanenza qui.
Sono stato eletto cocinero e, insieme ad altri tre pellegrini, i miei aiutanti, ho preparato la pasta per 30 persone. 
Durante la cena ogni gruppo ha cantato una canzone nella propria lingua: ci sono spagnoli, coreani, uno slovacco, un americana, un inglese, una peruviana e una del Lussemburgo. Sara e io abbiamo cantato (penosamente) "Azzurro". È bastato poco per unire il gruppo e divertirci tutti insieme.

Finita la cena, dopo aver riordinato, siamo usciti e abbiamo osservato i giochi dei sette gattini che abitano nella casa diroccata davanti alla nostra. Siamo tutti ritornati bambini.

Ora stiamo studiando, preoccupati, le cartine per la tappa di domani: 28km e 1000 metri di dislivello in discesa. Ognuno consiglia il proprio modo per scendere senza rimetterci le gambe. Chissà qual é quello giusto.

mercoledì 31 luglio 2013

Hospital de Órbigo - Astorga


31 luglio 

Ieri sera nell'albergue c'è stato un momento di condivisione e di preghiera. Mi colpisce molto l'immagine, che in tanti usano, del pellegrino come buscador. Il pellegrino, infatti, cerca se stesso e Dio, ha nel cuore tante domande a cui vuole trovare una risposta... e lungo il cammino Dio risponde, magari in un modo che non ci aspettiamo, magari a domande che non sapevamo nemmeno di avere, ma risponde.

Per arrivate ad Astorga volevo prendere il sentiero di 17km per i campi, evitando così la strada. Invece al bivio ho imboccato l'altro tratto. Alla fine non so cosa ho fatto: ho affiancato per qualche chilometro la statale, poi ho preso la deviazione per Santibànez de Valdeiglesias e alla fine ho proseguito sullo sterrato.

La tappa è stata una passeggiata: corta, semplice, bella. Dopo aver sentito fitte di dolore alle gambe e ai piedi quando sono sceso dal letto stamattina, pensavo di avere dei problemi a camminare, invece niente: dopo i primi minuti di riscaldamento tutto è filato liscio. 

Mi sono fermato alla simpatica area di sosta per pellegrini con letti, poltrone, un'amaca e cibo gratis. Tutto all'aperto. Ho fatto colazione con una fetta di anguria e una banana. 
Mi sono fermato ancora poco più avanti, al Crucero de Santo Spirito, prima di scendere verso Astorga. Ho fatto la seconda colazione con torta di mele confezionata e acqua e ho schiacciato un pisolino sotto il sole.
Alle 11.00 sono giunto con molta calma all'Albergue di Astorga. 

Per tutto il cammino di oggi si vedevano i monti di León, sempre più vicini. Ho immaginato le tappe dei prossimi giorni: la salita e la più temuta discesa. Speriamo bene.

Chi, come me, è partito da lontano, comincia a sentire la meta vicina. 

Astorga è una bella città, non grande come Burgos nè come León ma piena di cose da vedere tra cui la cattedrale Santa María e il Palacio Episcopal progettato da Gaudì. Anche l'albergue è messo bene: penso che i letti abbiano i materassi più comodi di tutto il cammino!

martedì 30 luglio 2013

Virgen del Camino - Hospital de Órbigo

30 luglio

Sarà stata la giornata di riposo di ieri o i più di 500 km che cominciano a farsi sentire, fatto sta che oggi ho fatto parecchia fatica ad arrivare alla meta. 

Lasciato alle spalle Virgen del Camino, il percorso si è immerso subito nella campagna, dove ho ritrovato il famigliare profumo dei campi del mattino presto. L'altopiano Lionese non è come le mesetas: ci sono più colline da salire e da scendere, c'è molto più verde, si vedono i monti sullo sfondo.
In quasi tre ore sono arrivato a Villar de Mazarife (12,5km), e ho iniziato a percorrere la lunga e diritta strada asfaltata per Villavante. 9 km interminabili sono riusciti a farmi uscire, uno alla volta, tutti i dolori: prima alla schiena, poi alle gambe, poi alle anche, poi alle ginocchia, poi ai piedi, poi ancora alla schiena. Quando si è alzato, il sole mi ha distrutto. Il cielo era limpidissimo e il caldo era soffocante. Non vedevo l'ora di arrivare al paese, sedermi al bar, mangiare qualcosa e riposarmi.
Pur nella fatica, ho gustato le cose semplici ma bellissime che il cammino mi offriva: il colore del cielo, il verde degli alberi, le sagome dei monti, i riflessi del sole sul terreno appena arato, l'unica nuvola a forma di fumetto, la libellula che mi ha seguito per qualche metro, la cicogna che passeggiava tranquillamente in un campo, le simpatiche parole scambiate con gli anziani dei villaggi.... Queste settimane di cammino mi hanno reso più sensibile e  capace di accorgermi di quello che mi circonda e che di solito mi passa accanto inosservato. 
A Villavante ho fatto colazione e dopo 4 km, attraversato il puente de Órbigo, sono arrivato all'Albergue parrocchiale di Hospital. Sono stato accolto molto bene dal parrcoco e dalle volontarie, che mi hanno offerto un bicchiere d'acqua fresca, mi hanno chiesto come stavo, mi hanno fatto sedere e mi hanno spiegato le regole del rifugio. Proprio un bel posto con piccole camere da sei, il giardino molto curato... ci sono anche i famosi 50 scout! 

Sto notando che non sono l'unico a camminare da solo. Anche persone che, fin dall'inizio, erano in gruppo, ora hanno il proprio passo e le proprie tappe. Il Cammino diventa sempre più solitario e personale. 

Ore 20.00
Dicono che lungo il cammino sia obbligatorio mangiare almeno una volta il cordero. Fatto. Muy bueno. 


lunedì 29 luglio 2013

León - Virgen del Camino

29 luglio

Ore 8.10, sportello automatico della Banca. Dovevo prelevare. Appoggio lo zaino per terra, tolgo il portafoglio, prendo la mia Postepay, la infilo nell'apposita fessura. Ovviamente il verso era sbagliato. 
Riprovo dalla parte giusta e... invece di inserirsi come avrebbe dovuto, va giù come se avessi imbucato una cartolina. Era il momento esatto in cui gli operatori, da dentro, avevano tolto il supporto, per recuperare le carte di credito "mangiate" dalla macchinetta nei giorni precedenti. La mia carta è finita, quindi, all'interno, sotto, incastrata e invisibile. 
Alle 8.15 hanno aperto gli uffici e, dopo aver insistito sul fatto che la mia Postepay doveva per forza esserci (non ci credevano!), un operatore è riuscito a fatica a ripescarla. Deo gratias!

Oggi è stata una giornata di relax: mi sono svegliato tardi (alle 7.00), sono andato a Messa nella Cattedrale, ho girato un po' per León e alle 10.30 mi sono messo in marcia.
Ho attraversato il centro, la periferia, la zona industriale e, dopo soli 7 km dalla partenza, sono arrivato a Virgen del Camino. Tutta la pista era su asfalto. Non ricordavo che l'uscita da León fosse tutta in salita. La temperatura era ancora bassa, il vento mi ha accompagnato e il cielo non era serenissimo.

Quello in cui mi sono fermato è un paese grande, con tutti i servizi necessari. C'è il santuario della Beata Vergine del Cammino, patrona di León. Ho colto l'occasione per affidare a Maria il proseguimento del mio cammino. 

L'albergue municipal è nuovo, grande e molto accogliente. Peccato che qui oggi siamo alloggiati in pochi. Mi sono riposato, ho lavato tutti i vestiti, sono andato a fare la spesa e per cena ho fatto i tortellini alla panna e ho assaggiato quello che hanno cucinato i coreani. 

El Burgo Ranero - León


28 luglio

Chi se l'aspettava! Sono a León! 
Oggi! 
37 chilometri e non sentirli! 
Beh, quasi... qualche vescica, mal di gambe... solite cose, insomma.

Ormai è iniziata la quarta settimana del mio viaggio e mancano solo 308 chilometri a Santiago. 

Alle 6.15 era buio e tirava vento, faceva freddissimo. Per i primi 13km, fino al primo paese, il sentiero costeggiava la strada, attraversando la meseta, con gli alberelli piantati sulla sinistra. Non ho incontrato quasi nessuno per tre ore. Ho pensato tanto. Le mesetas, giorno dopo giorno, mi hanno scavato dentro, sempre più in profondità e anche oggi non sono state da meno. 
Quando ormai non ce la favevo più, è comparso Reliegos, dove ho fatto colazione. Anche se erano le 9.30 sono ripartito con la felpa perchè il cielo si era quasi completamente coperto di grossi nuvoloni neri e continuava a esserci vento.
A Mansilla de las Mulas (19km) mi sono fermato in chiesa a pregare. Ero indeciso se rimanere per la notte: la messa era alle 12.30 e in paese stavano preparnando la festa medievale... ma era ancora presto e in fondo non ero stanco. Proseguire significava arrivare a León, altri 17 chilometri. Ho proseguito.

Da questo momento il paesaggio è cambiato: sono comparse le prime colline, i paesini si susseguivano con una frequenza di soli 3/4 chilometri. Con il cuore più leggero ho passato Villamoros, Puente Villarente, Arcahueja e Valdefuente. Il cammino si è affiancato alla trafficata statale ed è iniziata la periferia di León. Finalmente un po' di civiltà: grandi capannoni industriali, cartelloni pubblicitari... mi mancavano.
Dall'Alto del Portillo ho intravisto la città. Non sapevo se era León, non volevo illudermi... fino a quando, dopo un cavalcavia, ho scorto in lontananza la cattedrale. Ero quasi arrivato!

Sono entrato a León alle 15.00. Dopo poco ho passato le antiche mura e sono arrivato al monastero benedettino di Santa Maria de Carbajal, che già mi aveva ospitato lo scorso anno con lo zio Riccardo. In questo luogo il cammino si collega a quello del 2012. Quanti ricordi! Quante emozioni! Quante cose sono cambiate!

È stato straordinario entrare per la prima volta nella cattedrale di León, per la messa delle 18.00, e iniziare a salutare i presenti: quasi tutti pellegrini che non vedevo da qualche giorno, da una settimana o più. Non c'é niente di più bello che condividere la messa della domenica con le persone con cui sto passando le giornate e che stanno vivendo la mia stessa esperienza!

Alle 21:30 suor Anna ci ha accompagnato all'interno del monastero per la preghiera di Compieta e la Benedizione del pellegrino. 
Ho conosciuto altri italiani che partono da qui. Ormai mi considerano un veterano del cammino: mi chiedono consigli sulle tappe, sulle vesciche, su come fare lo zaino... addirittura mi chiedono se l'acqua è potabile. 



sabato 27 luglio 2013

Terradillos de los Templarios - El Burgo Ranero

27 luglio

Quando sono partito era buio. Avevo un po' di paura nel lasciare il caldo paesino illuminato per inoltrarmi nelle nere e fredde mesetas.

Mi sono perso quasi subito insieme a un signore spagnolo. Al bivio non abbiamo visto nessuna freccia gialla, ci siamo consultati e abbiamo deciso di andare a destra. Direzione errata! Ci si sente davvero smarriti quando non si trovano frecce gialle ad indicare la strada. Anche ragionando e facendo supposizioni si ha il 50% delle probabilità di imboccare il sentiero sbagliato perchè non è una questione di logica ma di fiducia, come è per le cose più importanti della vita. E tante volte, come è capitato questa mattina, per riprendere con decisione il cammino, basta che qualcuno veda quello che tu non hai visto e ti indichi dove andare.  

Per i primi 2,5 chilometri il temporale ci ha girato intorno: si vedevano lampi, si sentivano tuoni, le nubi si oscuravano sempre più vicine... finchè a Moratinos ha iniziato a piovere. Tutta la prima parte della tappa, fino a Saghùn (13km) è stata sotto l'acqua. Faceva freddo.
Dopo la calda colazione sono ripartito per El Burgo Ranero. Aveva smesso di piovere e c'era un vento freddo. Con lo zaino non è facile camminare dritti con il vento che spinge da una parte e dall'altra.

Merita un ricordo particolare chi ha pensato di piantare un albero ogni 10 metri per 18 km (da Sahgùn a El Burgo Ranero) sul lato sinistro del sentiero per fare ombra al pellegrino affaticato. Peccato che il sole è a destra e gli alberi fanno ombra ai campi.

A Bercianos del Real Camino (24km) il sole cominciava a fare capolino tra le nubi e, quando appariva, si sentiva, nonostante il vento. 
Durante gli ultimi 8 chilometri sono stato impegnato nel sorpasso del gruppo di 50 scout. Sono chiassosi, urlano, cantano, fanno i bans, occupano tutta la strada, stanno sempre tra di loro senza nemmeno salutare... 
Arrivato alle 13.30 a El Burgo Ranero (31km) mi sono diretto subito all'Albergue municipal e ho preso posto per il meritato riposo. È un piccolo rifugio molto accogliente, costruito con la tecnica pisè (le mura sono fatte con un composto di argilla, sassi e paglia), come gli edifici di tutti questi paesini rurali. 

Ormai mi sto avvicinando a León: dovrei arrivarci domani o lunedì. Mentre camminavo pensavo a come portare avanti il mio pellegrinaggio. Le ipotesi sono tante: potrei fermarmi a León un paio di giorni, una settimana nel monastero di Rabanal del Camino e arrivare con comodo a Santiago; potrei invece arrivare a Santiago e proseguire sino a Finisterre; oppure scendere in Portogallo e tentare di raggiungere Fatima (altri 400 km). Ognuna di queste possibilità risponde ad alcuni desideri e ne disattende altri. Ho ancora almeno un giorno per pensarci. 

ore 20.00 Tentativi di comunicazione in inglese con una francese. 

venerdì 26 luglio 2013

Carrìon de los Condes - Terradillos de los Templarios

La tappa di oggi era abbastanza breve (26km) ma di dura e cruda meseta. Sapere che il primo centro abitato che avrei incontrato si trovava solo a 17 km da Carrìon e che le fonti d'acqua lungo il percorso erano contaminate, non era certo consolante.
Sono partito alle 6.15 sapendo che fino alle 10.00 non avrei incontrato nulla e così è stato. Il paesaggio era tutto uguale e monotono, difficile da reggere. Per fortuna il cielo era coperto. Dopo aver gustato la durezza della solitudine per i primi 7/8 chilometri, la strada mi ha portato ad accostarmi ad altri pellegrini per parlare e far passare il tempo e i chilometri. Sono state ore di confidenze insaspettate. 
Quando ormai non ci speravamo più, è apparso il paesino Calzada de la Cueza e siamo arrivati. Ci siamo fermati al bar e poi sono ripartito per gli ultimi 9km. Quest'ultimo tratto era sotto il sole di mezzogiorno: ormai le nuvole avevano lasciato il posto al cielo sereno. In un paio d'ore ho raggiunto Lèdigos e subito dopo Terradillos de los Templarios.
Anche questo è un paesino piccolo e i due albergue soni privati. Ho scelto di alloggiare all'Albergue Jacques de Molay.

Questi sono giorni che mettono alla prova, sia fisicamente ma soprattutto mentalmente. Mi stanno insegnando ad avere pazienza; a non aver paura della fatica; a non aver paura del tempo che occorre per arrivare alla meta, anche quando sembra non passare mai; a stare con me stesso; a vedere gli altri come fratelli, che pur nella diversità sono più simili a me di quanto pensassi...

ore 22.30
Questa sera al ristorante ho mangiato con Nicoletta, Luciana, due signore olandesi e una ragazza americana. Dopo cena siamo andati a trovare gli altri.