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Visualizzazione post con etichetta Caminha. Mostra tutti i post
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giovedì 22 agosto 2013

Caminha - Viana do Castelo

21 agosto

Per abituarmi al nuovo fuso orario mi sono svegliato alle 8.00, ho fatto colazione con Pedro e mi sono messo in marcia alla volta di Viana do Castelo.
Ho allungato un po' l'inizio perchè volevo vedere l'estuario del Minho: ho costeggiato, sulla spiaggia, la sponda portoghese fino all'Oceano. Come è complicato camminare sulla sabbia, ancora di più con il forte vento di questa mattina che mi ha accompagnato poi per tutta la giornata ma vedere la Galizia dall'altra parte, il fiume che incontrava l'Oceano, la fortezza sull'isola tra Spagna e Portogallo valeva tutto lo sforzo.
Ho scelto di percorrere il Cammino del litorale, quindi non mi sono mai staccato molto dal mare. 

È interessante notare che in alcuni momenti la strada è facile e si riescono a fare, in poco tempo, molti chilometri; altre volte, come è capitato oggi ad A Gelfa, si rimane per ore nello stesso posto cercando di trovare il percorso giusto. Quando sembrava di aver trovato la via che portasse avanti, poco dopo mi riportava indietro o si rivelava un vicolo cieco. E allora, con molta pazienza, anche se il rischio di innervosirsi era alto, dovevo tornare al punto di partenza e provarne un'altra e poi un'altra e poi un'altra ancora. 
Nel pomeriggio il cielo si è coperto. Il mare è diventato di color verde grigio e invitava all'introspezione. 

Sono arrivato a Viana alle 17.00. Pedro mi aveva detto che in una chiesa ospitavano i pellegrini... ma qui ci sono almeno quattro chiese. Le ho fatte passare una per una, chiedendo ospitalità ma ricevendo risposte negative e indicazioni in portoghese, che io non capivo minimamente. Quando ormai ero convinto di dover passare la notte alla Pousada de Joventude, sono riuscito a trovarlo: l'abergue Sao Joao da Cruz presso il Convento do Carme. 
Siamo in sei pellegrinii, io sono l'unico italiano e l'unico uomo. Anche oggi, come ieri, i letti non hanno i cuscini. Sarà un'usanza portoghese.

Dopo tre giorni sul cammino della Costa mi accorgo che è molto diverso da quello francese. Innanzitutto è un cammino molto solitario: è poco frequentato e il poco tempo non favorisce troppo le relazioni con gli altri pellegrini in albergue. Il fatto che si cammina proprio tutto il giorno dà la possibiltà di fermarsi con più calma, durante la giornata, a vedere un monumento, a contemplare l'oceano o, volendo, a fare il bagno, ma non permette di visitare le città nelle quali si fa tappa, anche se meriterebbero davvero tanto.

I miei indumenti, dopo quasi due mesi, cominciano a lasciarsi andare per l'usura: mi sono rimaste solo due paia di calze (tra l'altro spaiate) che posso indossare. Per ora sono sufficienti.

mercoledì 21 agosto 2013

A Ramallosa (E) - Caminha (P)



20 agosto

Stamattina mi sono svegliato tardi: non ho più intenzione di partire con il buio e ho capito che sul Cammino della Costa i ritmi sono più lenti. Sono partito alle 8.30, dopo aver fatto colazione con gli amici di Buccinasco. C'era già il sole e non faceva freddo.
Ho siperato il ponte sul Rio Minór, ho
Ho camminato sulla spiaggia e sul lungomare fino al castello di Baiona (4km). Poi il Cammino mi ha fatto salire fino alle Virgen de la Roca, statua in memoria del ritorno della caravella Pinta dopo la scoperta dell'America. Quante emozioni guardando l'Oceano e pensando a Cristoforo Colombo, che è andato oltre, sfidando la paura dell'ignoto e le certezze del suo tempo!
Ridisceso, ho tenuto il mare sulla destra, le montagne a sinistra, e ho percorso l'infinita pista ciclabile che, lungo la PO-552, mi ha portato ad A Guarda (35,5km). Ho attraversato tanti paesini sulla costa, tra cui spiccava Oia con il suo monastero; ho ammirato le rocce contro le quali si infrangevano le onde... ho lasciato la ciclovia poche volte: una volta per scendere su un sentiero strettissimo e pieno di rovi in mezzo a un bosco di pini e di eucalipto, un'altra volta per passare sul ciglio di una montagna, in una riserva di cavalli. Il sole era forte e il caldo si faceva sentire, più che nelle mesetas. Per un lungo tratto, il mio desiderio principale era quello di trovare una fonte o un bar per bere: pensavo di morire di sete.
Sono arrivato ad A Guarda alle 18.00, ho precorso gli ultimi chilometri di Galizia passando per un bosco, e sono giunto al passaxe del Rio Mino, il confine con il Portogallo. Ho preso il ferry per passare sull'altra sponda alle 18.40 e alle 17.50 ero già in Portogallo, a Caminha. È stato un momento importante: lasciare la Spagna dopo più di un mese, lasciare alle spalle Santiago, la sicurezza degli gli albergue della Giunta, il cammino verso Ovest... 

A Caminha l'albergue era chiuso. Ho aspettato che arrivasse l'hospitalero, che alle 19.00 (orario portoghese), ci ha aperto e se ne è andato. Eravamo in tre: io, Pedro (portoghese) e una ragazza ungherese.