21 luglio
Oggi ci siamo svegliati ed eravamo a pezzi: è uscita tutta la fatica di due giorni fa. Siamo stanchi. Io penso di avere la febbre: le ginocchia sono deboli e ho i brividi di freddo, anche se il tempo, tutto sommato è bello. Non piove e il vento non è forte. Al papà si è gonfiata la mano dopo la caduta di mercoledì e ha un piede dolorante. Con poca voglia ci siamo messi in cammino.
La tappa era semplice, nonostante le continue ripide salite e le discese. Ci hanno tenuto compagnia la fuliggine e la lava dell'eruzione del 2010 dell'Eyjafjallajökull; i cartelli che, dovunque, spiegavano come comportarsi in caso di eruzione improvvisa del vulcano Katla e gli scenografici canyons del fiume glaciale Forex-Emstruà. Le condizioni meteo ci ha permesso di prendere la camminata con più calma: ci siamo fermati a riposare, a raccogliere qualche pezzo di lava da portare a casa di ricordo...
Man mano che ci avvicinavamo a Þórsmörk, era sempre più chiaro che quella di oggi sarebbe stata l'ultima tappa del nostro cammino.
Abbiamo guadato l'ultimo fiume, incrociando ancora una volta i nostri amici italiani e ci siamo addentrati per gli ultimi tre chilometri, nei boschi di Þórsmörk. Ancora salite e discese: non arrivavamo più. Dall'alto il panorama offriva una vista incredibile sui vulcani Eyjafjallajökull e Katla, ricoperti dai rispettivi ghiacciai.
Finalmente alle 14.30 abbiamo raggiunto Þórsmörk. Lì ci siamo riposati e abbiamo atteso il pullman della Reykjavik Excursions, che ci avrebbe portato nella capitale. Il Laugavegur era finito.
Il primo pullman su cui siamo saliti ci ha portati, attraversando fiumi e percorrendo incredibili sterrati, fino alle cascate di Seljalandsfoss. Non so come sia riuscito ma ho dormito per tutto il viaggio. Da lì un altro bus ci ha portato a Hella. In quel parcheggio abbiamo incrociato il mezzo che andava a Landamannalaugar, gli autisti dell'altro giorno... quante ne abbiamo passate in tre giorni! L'ultimo tratto del viaggio ci ha portato finalmente a Reykjavik. Alle 21.00 abbiamo raggiunto l'albergo. Doccia e a letto. Da domani visiteremo la capitale dell'Islanda.
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venerdì 21 luglio 2017
Botnar/Emstrur - Þórsmörk (15 km)
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giovedì 20 luglio 2017
Álftavatn - Botnar/Emstrur (16 km)
20 luglio
Ci hanno svegliati verso le 7.00 gli altri italiani in partenza. Eravamo riposati. Prima di decidere cosa fare, dovevamo controllare lo stato dei nostri zaini. Era tutto bagnato? Si era salvato qualcosa di asciutto? E i vestiti che avevamo addosso il giorno prima con i quali saremmo dovuti partire? Era tutto umido. Aveva smesso di piovere e abbiamo quindi deciso di metterci in marcia per il rifugio di Hvanngil, distante solo 5 km.
Ci hanno svegliati verso le 7.00 gli altri italiani in partenza. Eravamo riposati. Prima di decidere cosa fare, dovevamo controllare lo stato dei nostri zaini. Era tutto bagnato? Si era salvato qualcosa di asciutto? E i vestiti che avevamo addosso il giorno prima con i quali saremmo dovuti partire? Era tutto umido. Aveva smesso di piovere e abbiamo quindi deciso di metterci in marcia per il rifugio di Hvanngil, distante solo 5 km.
Camminare senza pioggia era tutta un'altra cosa!
Raggiunto il fiume Bratthálskísl, che doveva essere guadato, abbiamo tolto lo zaino, le scarpe, le calze e i pantaloni, abbiamo indossato le scarpette di gomma, caricato tutto sulle spalle e siamo entrati nell'acqua gelida. Reggendoci con il bastone siamo arrivati senza problemi all'altra sponda.
In poco tempo siamo giunti al rifugio Hvanngil e siamo andati avanti.
Subito abbiamo guadato un altro fiume e ci siamo incamminati attraverso una pianura di cenere vulcanica e lava circondata da colline dalle forme incredibili. Durante la tappa era bello incontrare altri camminatori che percorrevano il Laugavegur in entrambe le direzioni. Per qualche istante abbiamo visto, tra le nuvole nere, l'azzurro del cielo.
Il sentiero, svoltando a sinistra, iniziava a salire leggermente e la pioggia ha ricominciato a tenerci compagnia. In pochissimo tempo il passo è diventato pesante e lento, non vedevamo l'ora di arrivare. Abbiamo guadato velocemente l'ultimo fiume e siamo giunti al rifugio di Botnar/Emstrur.
Dopo aver montato la tenda sulla morbida cenere vulcanica, per la prima volta, da lunedí mattina, siamo riusciti a fare una doccia calda. Nello stesso rifugio c'era il gruppo di italiani, il gruppo di russi che non vedevamo dal rifugio a 1000 metri del giorno prima, una coppia con due bambini... i nostri compagni di viaggio.
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